Le scoliosi

Il termine Scoliosi, attribuito originariamente ad Ippocrate, deriva dal Greco skolios che significa storto. La scoliosi è una curvatura laterale del rachide superiore ai 10° con rotazione delle vertebre. Circa il 90% delle scoliosi non ha una causa riconosciuta ed è quindi definita come idiopatica ovvero senza causa nota o dimostrabile. Le scoliosi idiopatiche sono anche definite come scoliosi primarie per differenziarle dalle meno comuni scoliosi secondarie legate a patologie conosciute come: distrofie neuromuscolari, paralisi cerebrale, siringomielia, neurofibromatosi, malformazioni scheletriche congenite, sindrome di Marfan, sindrome di Klippel-Feil, etc. (1).

Scoliosi

Scoliosi

Le scoliosi sono presenti nel 2-4% dei ragazzi di età compresa tra i 10 ed 16 anni. Nelle curvature minori di 10° non esiste una significativa differenza di distribuzione tra i sessi, mentre le scoliosi superiori ai 30° colpiscono in maniera prevalente le donne, in un rapporto di 10 a 1 rispetto agli uomini (2). Le scoliosi oltre i 30° interessano solo lo 0,2% della popolazione, mentre quelle al di sopra dei 40° lo 0,1% (3).

Le scoliosi idiopatiche sono suddivise in base all’età in cui compaiono:

· Scoliosi Infantili: nei bambini al di sotto dei 3 anni di età. La Scoliosi Infantile è spesso associata ad anomalie del neurasse come la plagiocefalia, una malformazione delle ossa del cranio, la displasia dell’anca, disfunzioni cardiache congenite, ritardo mentale, etc. Quasi il 90% delle Scoliosi Infantili si risolve spontaneamente in età adulta (4).

· Scoliosi Giovanili: nei ragazzi di età compresa tra i 3 ed i 10 anni. Questo tipo di scoliosi è spesso progressiva, soprattutto in curvature superiori ai 30°. La scoliosi giovanile provoca frequentemente gravi deformità scheletriche con eventuale compromissione delle funzioni cardio-respiratorie.

· Scoliosi Adolescenziali: nei giovani dai 10 anni di età fino alla maturazione scheletrica. La scoliosi adolescenziale è la più comune, rappresenta infatti il 90% di tutte le scoliosi idiopatiche (5).

Le scoliosi sono spesso asintomatiche, tuttavia la deformità strutturale che provocano è visibile nelle fasi più avanzate della patologia. Il segni più osservabili della scoliosi sono: dislivello del bacino e delle spalle, torace e scapole sporgenti, gambe di lunghezza differente ed asimmetria della muscolatura paraspinale. Circa il 25% dei ragazzi con scoliosi adolescenziale soffre di dolori alla schiena, in particolar modo a livello toracico nella zona di maggior curvatura e prominenza costale (6).

Scoliosi vista ai raggi X

Scoliosi vista ai raggi X

Negli ultimi anni si è scoperto che le scoliosi idiopatiche hanno una forte componente genetica. Se entrambi i genitori sono affetti da scoliosi, il rischio che i loro figli ne soffrano è di 50 volte più elevato che nella popolazione generale (7). Per molti studiosi la scoliosi è ritenuta una patologia genetica dominante legata all’espressione di più geni (2). Anche se la genetica gioca un ruolo primario, la scoliosi si manifesta tra i membri della stessa famiglia con curvature di gravità differente, ragion per cui il fattore genetico non è l’unico responsabile di questa patologia.

Quando si parla di scoliosi, l’aspetto più importante da valutare è il rischio di progressione delle curvature. Le curve che non raggiungono i 30° alla maturità scheletrica normalmente non avanzano, mentre le curvature dai 30° ai 50° progrediscono di circa 10°-15° nel corso della vita. Le scoliosi superiori ai 50° peggiorano di circa 1° l’anno. Nella maggior parte dei casi le funzioni cardiorespiratorie vengono compromesse solo nel caso di deformità superiori ai 100° (3).

Gl’indicatori di rischio per la progressione delle scoliosi idiopatiche adolescenziali sono:

· Curvatura primaria lombare o curvatura doppia, scoliosi ad “S”

· Giovane età

· Menarche precoci: normalmente la crescita più rapida nelle donne avviene nei 6 mesi che precedono il primo ciclo e termina dopo circa 2 anni

· Maturazione scheletrica lenta: una fusione ossea ritardata è particolarmente rischiosa nel caso di scoliosi aggressive. Un indicatore di maturazione scheletrica frequentemente utilizzato è il segno di Risser, visibile su radiografia coronale del bacino.

· Curvature superiori ai 20°

· Storia familiare positiva per scoliosi

Le scoliosi devono essere monitorate regolarmente. Il trattamento delle scoliosi idiopatiche varia a seconda dell’età del paziente, dell’ entità della curvatura e dell’ aggressività del processo patologico.

In base ai gradi di curvatura le linee guida raccomandano quanto segue:

· Scoliosi minori di 20°: devono essere monitorate con radiografie della colonna vertebrale ogni 4 mesi nel periodo di maggiore crescita ossea, ovvero dai 10 ai 15 anni.

· Scoliosi tra i 20° ed i 40°: è consigliabile stabilizzarle con un busto ortopedico

· Scoliosi maggiori di 45°: si consiglia una consulenza chirurgica solo nel caso di curvature ad alto rischio di progressione e con il potenziale di compromettere le funzioni vitali.

I busti ortopedici non guariscono o migliorano le scoliosi, ma servono esclusivamente a bloccare la progressione delle curvature. I busti più utilizzati sono il Milwaukee ed il Boston (8). Anche se i busti sono ancora molto utilizzati nelle scoliosi adolescenziali, la loro validità scientifica è tuttora molto discussa (9).

L’ intervento chirurgico per la correzione della scoliosi è molto rischioso e deve essere evitato quanto più è possibile. Le procedure chirurgiche più diffuse sono il metodo di Harrington, quello di Dwyer ed il più recente intervento di Cotrel-Dubousset. Gl’interventi per la scoliosi prevedono la fusione della colonna vertebrale in uno o più punti attraverso l’utilizzo di strumentazioni metalliche o impianti di materiale osseo. La fusione vertebrale blocca la progressione delle curvature, ma allo stesso tempo immobilizza le articolazioni della colonna. Le complicanze chirurgiche delle scoliosi sono estremamente elevate. Circa il 10% dei pazienti operati di scoliosi ha sofferto di problemi che variano dal semplice dolore post-operatorio, alla pancreatite, fino al cedimento degl’impianti metallici.

Considerati gli scarsi successi di busti e chirurgia, negli ultimi anni sono stati creati metodi alternativi e non invasivi per la gestione delle scoliosi.

In uno studio condotto nel 2004, è stata dimostrata l’efficacia sulle scoliosi della terapia manipolativa associata ad esercizi di riabilitazione posturale (10). Questi risultati positivi sono stati ulteriormente confermati nel 2006 con il solo utilizzo di tecniche manipolative (11).

Per curare la scoliosi è senz’altro indispensabile attenersi ad un programma di esercizi specifici. Nei pazienti scoliotici esiste infatti un’attività sbilanciata dei muscoli della colonna vertebrale, in particolare di un gruppo di muscoli chiamati multifidi. Ad esempio, si è osservato che nelle curvature toraciche i multifidi lombari sono più sviluppati sul lato opposto alla convessità della curva dorsale (12). In uno studio scandinavo condotto su atleti in età adolescenziale, si è rilevato che circa l’80% dei ragazzi che praticavano sport prevalentemente unilaterali, come tennis, lancio del giavellotto, etc., aveva sviluppato una piccola scoliosi toracica (13).

Studi molto recenti hanno confermato che l’asimmetria di forza nella rotazione del tronco è un elemento ricorrente nelle scoliosi dell’ adolescente. Altri studi hanno dimostrato che la scoliosi idiopatica nelle curvature inferiori ai 45°, può essere controllata attraverso un programma di esercizi a resistenza progressiva di rotazione del torso ed estensione lombare. I protocolli utilizzati nelle ricerche prevedono esercizi semplici da praticare per 15 minuti 2 volte la settimana fino al raggiungimento della simmetria muscolare (14)(15).

Gli esercizi effettuati su macchine per la rotazione e l’estensione lombare, hanno dimostrato non solo di poter controllare l’eventuale progressione delle scoliosi, ma addirittura di ridurre le curvature già esistenti in media di circa 4,4° (16).

1. Reamy BV, Slakey JB. Adolescent Idiopathic Scoliosis: Review and Current Concepts. Am Fam Physician. 2001 Jul 1;64(1):111-117.

2. Roach JW. Adolescent idiopathic scoliosis. Orthop Clin North Am. 1999;30:353–65.

3. Miller NH. Cause and natural history of adolescent idiopathic scoliosis. Orthop Clin North Am. 1999;30:343–52.

4. Lloyd-Roberts GC, Pilcher MF. Structural idiopathic scoliosis in infancy. J Bone Joint Surg Br. 1965;47:520–3.

5. Risenborough EJ, Wynne-Davies R. A genetic survey of idiopathic scoliosis in Boston, Massachusetts. J Bone Joint Surg Am. 1973;55:974–82.

6. Grossman TW, Mazur JM, Cummings RJ. An evaluation of the Adams forward bend test and the scoliometer in a scoliosis school screening setting. J Pediatric Orthop. 1995;15:535–8.

7. Lonstein JE. Adolescent idiopathic scoliosis. Lancet. 1994;344:1407–12.

8. Noonan KJ, Weinstein SL, Jacobson WC, Dolan LA. Use of the Milwaukee brace for progressive idiopathic scoliosis. J Bone Joint Surg. 1996;78°:557-567.

9. Morrissy RT, Weinstein SL 2006, Lovell and Winter’s Pediatric Orthopaedics. Lippincott Williams & Wilkins, Philadelphia.

10. Rowe DE, Freise RJ, et al. Chiropractic manipulation in adolescent idiopathic scoliosis: a pilot study. Chiropr Osteopat. 2006 Aug 21;14:15.

11. Morningstar NW, Woggon D, et al. Scoliosis treatment using a combination of manipulative and rehabilitative therapy: a retrospective case series. BMC Musculoskelet Disord. 2004 Sep 14;5:32.

12. Kennelly KP, Stokes MJ. Pattern of asymmetry of paraspinal muscle size in adolescent idiopathic scoliosis examined by real-time ultrasound imaging: a preliminary study. Spine 1993;18:913-917.

13. Sward L. The thoracolumbar spine in young elite athletes: current concepts on the effects of physical training. Sports Med. 1992;13:357-364.

14. McIntire K, Asher M, Burton D, Liu W. Trunk rotational strength training for the management of adolescent idiopathic scoliosis. Stud Health Technol Inform. 2006;123:273-280.

15. McIntire K, Asher M, Burton D, Liu W. Comparison of isometric trunk rotational strength of adolescents with Idiopathic scoliosis compared to healthy adolescents. Stud Health Technol. 2006;123:509-512.

16. Mooney V, Mayer J, et al. Exercise for managing adolescent scoliosis. J Musculoskel Med. 2007;24:107-115.

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